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Benedizione della Prima Pietra del Villaggio della Gioia

Dar es Salaam - Con una lettera dal titolo: "Oggi il sogno si è fatto pietra angolare", padre Fulgenzio annuncia che il 23 settembre 2002 il Card. Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar es Salaam e Primate dell'Est Africa, ha benedetto la prima pietra del "Villaggio della Gioia".

Mbweni, poverissimo villaggio a circa 20 km a nord di Dar, sulla strada per Bagamoyo, di circa 6000 abitanti, dei quali 5600 mussulmani e 400 cristiani, ha vissuto una giornata storica e carica di emozione. Striscioni ed un chilometro di variopinte bandierine hanno ancora di più colorato il suo cielo di cobalto. La festa è iniziata di prima mattina con canti e danze, e alle ore 11 con l'arrivo del Card. Polycarp Pengo, ha raggiunto il suo culmine.

Sul grandissimo cantiere aperto, dove già ci sono le fondamenta di dormitori, scuole, case, cucine, saloni, torri per acqua e luce, appartamenti per assistenti, volontari e dipendenti, il Cardinale ha benedetto la prima pietra del Villaggio della Gioia. Anche lo shehe Kitwana Manala, capo dei mussulmani, con una bella preghiera augurale, ha benedetto subito dopo il Cardinale, questa prima pietra. Due benedizioni dei due rappresentanti delle due grandi religioni di questo pacifico popolo tanzano.



Benedizione della prima pietra da parte del Card. Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar es Salaam e Primate dell'Est Africa


Subito dopo il Cardinale, benedice la prima pietra anche lo shehe Kitwana Manala, capo dei mussulmani.


Il Cardinale si è poi recato davanti alla immagine di don Mario Pasini, fondatore dell'Associazione e Rivista Missionaria "Cuore Amico": ha benedetto la targa che ricorda questo grande sacerdote bresciano, recentemente scomparso, in memoria del quale "Cuore Amico" ha voluto dare un grandissimo aiuto per la costruzione di questa prima parte del Villaggio della Gioia.



La Chiesa e a destra la piccola cappellina dedicata alla memoria di don Mario Pasini


Il vetro cattedrale nella cappellina ritrae don Mario Pasini con Madre Teresa di Calcutta


Nella lettera P. Fulgenzio ringrazia, infine, la Provvidenza divina, il Card. Pengo, il capo dei mussulmani, gli abitanti di Mbweni, le Associazioni "Cuore Amico" e "Harambee", le comunità di Castel Rozzone e il suo parroco Don Aurelio (nelle foto sopra è a sinistra di padre Fulgenzio), Calcinate, Torre Boldone, Bratto e Selvino, e tutti gli amici presenti.







Foto ricordo del Villaggio in costruzione

La notizia dell'inizio dei lavori al Villaggio della Gioia è stata comunicata in Italia attraverso importanti organi di informazione, tra i quali citiamo il Tg 1 ed il Tg 3 del 20 ottobre, e il settimanale Famiglia Cristiana.


"Ecco: bisognerebbe che gli africani ci... colonizzassero!"

Sul bollettino "Informazioni" del Segretariato Missioni Estere Passioniste del 24 ottobre, padre Fulgenzio, rientrato in Italia per un breve periodo dopo l'importante evento della Benedizione della Prima Pietra, così si esprime:

«Amici, è bello iniziare le nostre giornate con il canto biblico: "cantate, cantate al Signore un canto nuovo!" Ecco il canto nuovo d'ogni mattino e poi immergerci nel Dio dei poveri e del Sinai per tutta la giornata, appassionatamente, con i più poveri, ma i più capaci e sempre pronti a "rapirci" il cielo.
È bello tenere il sorriso, la gioia all'ultimo piano per vedere spazi più grandi.
E così questa "valle di lacrime" non ci annega.
Tentano di rubarci la speranza con l'Africa della fame, delle guerre infinite, del debito e dei bambini soldato. Con l'Africa dello sfruttamento dei minori e della maledizione dell'oro e dei diamanti e delle multinazionali senza scrupoli.
Con l'Africa delle medicine che mancano e dell'informazione negata.
Con l'Africa che si prepara a morire perchè l'Aids avanza e la malaria trionfa.
Con l'Africa che è l'unità di misura della disuguaglianza che c'è nel mondo.
Che è denuncia vivente.
Tentano ma non riusciranno. La Madre Africa rigenererà ancora l'umanità e darà nuova Vita e nuova Speranza a questo nostro povero e caro mondo.
Contemplo ogni giorno questo "volto africano".
Sembra sempre di più il volto crocifisso dell'Uomo-Dio!
Misteriosa storia di volti. In ogni volto di un bambino orfano o di strada ci vedo il volto crocifisso di Dio!
Ci vedo la passione di Dio! Quel volto e quella passione che mi hanno sedotto.
Mi sono sentito amato da questi volti; a questi volti vorrei conformarmi sempre di più e per questi volti consumarmi.
Il punto forza dell'Africa oggi è la sua debolezza.
Lo sviluppo mancato, l'incapacità di allontantarsi di molto dalla semplice autosufficienza dovrebbero essere considerati vantaggi e non limiti, in un mondo ormai consapevole che lo sviluppo non è illimitato, che bisogna anzi contenerlo, rallentarlo per salvaguardare il pianeta dai suoi devastanti effetti collaterali.
Nessuno meglio degli africani può insegnare al mondo come si fa a vivere con poco, a sfruttare al massimo risorse limitate, a usare la solidarietà come condizione di sopravvivenza.
Ecco: bisognerebbe che gli africani ci... colonizzassero!»


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