Hapa ni redio ya Kijiji cha Furaha
Habari za haraka za wiki
Notiziario n.9
Vi avevamo promesso che questo notiziario sarebbe stato dedicato a come vengono vissuti, dai bambini e dalle bambine del Villaggio della Gioia, i momenti del Natale.
Come potete immaginare questi sono giorni di grande emozione per tutti gli ospiti del Villaggio.
Ogni anno, durante le festività natalizie, numerosi volontari fanno visita al Baba per trascorrere con lui e con le sue creature gli intensi momenti che celebrano l’arrivo del Bambino Gesù.
Abbiamo deciso di proporvi le riflessioni di uno di loro, Massimo Moretti, un insegnante del Liceo Fermi di Salò, perché ci sono sembrate in grado di comunicare con adeguatezza l’emozione del Natale al Villaggio.
“Lo so, mi conosco ormai troppo bene: quando comincio a commuovermi mi si forma un groppo in fondo alla gola, e sento le lacrime premere dietro gli occhiali. Non vorrei che accadesse: è una sensazione che mi paralizza, mi s’ingarbuglia la parola, divento ancor più goffo e impacciato.
Volto di ghiaccio. Cuore tenero.
Natale in una calda umida notte della Tanzania.
Natale con i bimbi del Villaggio della Gioia di Dar-es-Salaam.
Dopo la messa, la processione esce dalla chiesa e si snoda lungo i vialetti oscuri del villaggio fino a raggiungere l’adorno padiglione dov’è esposta la statuetta del Bambin Gesù.
Il buio della notte è illuminato da una misteriosa architettura di stelle australi, ma soprattutto dall’armonia dei canti: sì, questa gioia corale, questo ritmato battere di mani divengono luce.
E che luce!
Tengo gli occhi bassi: non vorrei che qualcuno notasse che anche le mie lenti luccicano.
Ma saranno davvero le lenti?
I bambini di Baba Fulgenzio hanno la pelle d’ebano: brillante, luminosa come la letizia che trabocca da questa notte che non vuole finire, che non sa tradursi in parole. Solamente sguardi. Solo cento (o mille?) sorrisi incantati.
In questo lembo d’Africa la vita fluisce : la vita è vittoriosa sulle infinite minacce che la insidiano.
Qui, un uomo -da solo- ha fatto trionfare la vita: i suoi angioletti, come lui li chiama, testimoniano al mondo che le tenebre della fame, della miseria, dell’ingiustizia, dell’abbandono possono essere davvero sconfitte. Qui sono state diradate e poi dissolte.
La buia notte di questo Natale africano risplende di una luce che è più di una luce: è un’eco che dolcemente abbaglia; eppure risuona con insospettato vigore: questo meraviglioso frammento di Bene si può, si deve moltiplicare, simile ai mille raggi della cometa posata sulla grotta del Bambino.
Timidamente riesco a fondermi nel corteo dei piccoli angeli dalle voci argentine.
La magia dei suoni mi disseta come vino fresco e forte.
E finalmente posso alzare gli occhi: tutto ciò non è frutto della mia immaginazione; sono in un villaggio vero; sto vivendo un’esperienza eccezionale, gioiosa, intensa, indimenticabile.
Baba Fulgenzio è l’architetto di questa realtà.
Non è un sognatore: è un uomo che sa fare tanto, dare tanto e, soprattutto, amare tanto.
Notte di Natale in Africa.
No, oggi non mi mancano le cime innevate del monte Baldo. E neppure le onde del mio lago (quanto è lontano!), che tanto bene sanno leggere i miei pensieri.
La mente corre a mio papà Enrico che se n’è andato in cielo la notte di Natale di tre anni fa.
Chissà quanto avrebbe gradito essere qui con noi. Era un uomo forte e coraggioso; e sapeva cedere alla commozione.
Ma chi ha detto che non si sia unito anche lui alla processione degli angioletti del Baba?
Io credo di sì.
Un saluto a tutti dal Baba




