Hapa ni redio ya Kijiji cha Furaha
Habari za haraka za wiki
Notiziario n.12
Come ogni anno, con il periodo natalizio sono ripartite con intensità le visite dei volontari al Villaggio della Gioia. Da Salò a Gallipoli, da Roma alla Sicilia, senza tralasciare lo zoccolo duro dei bergamaschi, una significativa presenza di persone ha portato dall’Italia in Tanzania una
moltitudine di professionalità, idee ed energie che ancora una volta ha reso il Villaggio luogo di scambio ed arricchimento per tutti.
Pediatri, carabinieri, ingegneri, poliziotti, infermieri hanno dismesso i loro panni abituali per improvvisarsi agricoltori, pittori, cuochi e tuttofare, offrendo le loro conoscenze specialistiche e la loro buona volontà per lo sviluppo del grande progetto “adottato” ormai da centinaia persone.
E il progetto cresce davvero, grazie tanto alle forze dei volontari che per la prima volta si sono lanciati in questa avventura portando freschezza ed entusiasmo, quanto all’esperienza dei collaboratori di vecchia data, che periodicamente tornano e marcano una linea di continuità all’interno di questa realtà perennemente in divenire.
Presenza costante al Villaggio sarà Pino, ex insegnante di lettere che quotidianamente incontra le Mamme degli Orfani per insegnare loro l’italiano. La conoscenza della nostra lingua sarà un ulteriore passo nella reciproca comprensione tra le due culture che ormai coesistono all’interno del Villaggio e permetterà alle Mamme di entrare sempre più in contatto con i volontari, raccontando personalmente la propria esperienza e facendosi conoscere nella loro identità di suore, di mamme e di donne.
Il 2010 ha inoltre regalato al Villaggio e ai suoi piccoli ospiti la benedizione di una giovane coppia, Mara e Manuel, che trascorreranno un anno intero accanto a Baba Fulgenzio. La loro presenza sarà un punto di riferimento prezioso per i dipendenti e i collaboratori del Villaggio, oltre che per tutti i volontari che si alterneranno nel corso del tempo e che si troveranno -molti per la prima volta- a misurarsi con una realtà nuova, magari immaginata ma impossibile da comprendere fino in fondo se non nel momento dell’esperienza diretta.
Perché è grande la distanza che separa Italia e Tanzania: è una distanza fisica che richiede disponibilità nell’organizzare arrivi e partenze; è una distanza climatica, che detta col sole i ritmi del lavoro e del riposo; è una distanza culturale, che invita a non imprigionare le immagini del
mondo nelle macchine fotografiche, ma a conservarle nei nostri occhi; è una distanza economica, che esige discrezione e parsimonia nell’uso del cibo e dell’acqua, costringendoci spesso a una moderazione che non ci è naturale, ma che ci conduce inevitabilmente alla riscoperta di un
benessere svincolato dai nostri piccoli lussi quotidiani. Qui, il compenso per ogni minimo sacrificio, è la consapevolezza di essere sempre un po' più vicini a quei bambini che riempiono l’aria di risate.
Un saluto a tutti dal Baba




