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Tutto è magico.
E come poter descrivere qualcosa di magico senza divenire banali?
Noi, 27 ragazzi, 27 studenti, abituati ad una realtà in continua corsa verso il progresso, catapultati in un nuovo mondo così lontano, così strano, così insolito. L’Africa.
Questa nuova realtà ci ha catturato immediatamente e non può che nascere un sorriso malinconico nel ricordare i momenti magici che ci ha regalato.
Abbiamo osservato, ascoltato, annusato, assaggiato ma forse proprio ora che dobbiamo riferire non sappiamo come fare.
Quella parte di Africa che abbiamo avuto la fortuna di poter visitare ci è apparsa diversa.
E diversità probabilmente è la parola chiave: diversi volti, diversa pelle, diversi abiti, diversa lingua, diversi luoghi, diversa cultura, diversi cibi, diverso persino il modo di guidare un’auto.
Una diversità con cui ci siamo scontrati e che ci ha tanto arricchito.
Siamo rimasti colpiti dall’enorme calore.
Non solo quello atmosferico (visto che c’erano circa 35 gradi con il 98% di umidità) ma ovviamente quello umano.
Quel calore che ci ha avvolto dal primo momento in cui abbiamo messo piede in Tanzania.
L’affetto dei bambini, i sorrisi della gente, i benvenuti, e i come va.
Tutto ha reso la nostra esperienza un qualcosa di estremamente positivo.
Ci era stato detto che vivevano in povertà ed era stato automatico collegare questo aspetto con la tristezza.
Ma di quale povertà si parlava?
Certamente non povertà di valori o d’animo, perché se di questa povertà si trattasse temiamo che nel quarto mondo debba essere posto qualcun altro.
Quello che abbiamo capito è che molto probabilmente vivono meglio di come viviamo noi.
Vivono SERENAMENTE, vivono HAKUNA MATATA, vivono POLEPOLE.
Vivono con la MUSICA nel sangue.
E se ci fermiamo un attimo e chiudiamo gli occhi possiamo ancora sentire il suono dei bonghi.
Ci è stato detto di non rimanere nei sogni ma di cercare l’Africa qui, di cercarla dentro di noi.
Ed è proprio quello che faremo.
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