RITORNO DALLA TANZANIA
Marzo 2011
È un martedì,
l’ultimo di marzo, quello che mi vede tornare al “mio mondo” … ma mentre scrivo mi accorgo dell’ambiguità di questa espressione. Qual è il mio mondo? Perché dovrebbe essere diverso dal mondo di un altro? Non dovrebbe essere uno uguale per tutti? Eppure è sconvolgente la diversità che si apre ai nostri occhi con solo poche ore di volo aereo.
Mi accorgo
di essere confuso, di essere tornato con molte più domande che risposte.
L’esperienza che si vive in un paese come l’Africa è molto forte; se si ha il coraggio di guardarla dritta in volto, tuffandosi nella semplicità dei suoi ritmi, l’Africa entra nel cuore e sollecita quelle sensibilità che le nostre
società occidentali mascherano con mille sovrastrutture fatte di apparenza e di superficialità, di presunzione e ipocrisia.
6500 km di
distanza percorsi in poco più di 10 ore di aereo ti catapultano in quello che sembra un pianeta diverso… troppo poco tempo… c’è bisogno di attenzione per capire… c’è bisogno di silenzio… di tenere a freno la lingua e lasciar liberi occhi e orecchie… di ascoltare le voci e i rumori che restano dentro e non ti abbandoneranno mai più.
Non è
immediato comprendere come due sole settimane, anche vissute così intensamente, possano cambiare tanto il cuore e la mente da lasciare attoniti.
Il “mio
mondo” lo sento ora un po’ meno mio e il mondo che ritenevo essermi estraneo, così lontano, ora lo sento straordinariamente vicino. Mi sento parte di quel mondo. Mi appartiene il suo dolore, la sua urgente necessità come la sua ricchezza di spirito, i sorrisi dei bambini, il loro immenso bisogno di affetto.
L’aereo
che da Zurigo mi riporta a Roma mi mostra una delle più belle cartoline del mondo occidentale. Le Alpi Svizzere… la loro vista da un senso di pace, rinfranca ogni uomo che abbia la fortuna di guardarle. Sono così pure, così candide con le loro cime innevate che dall’aereo paiono cosparse di zucchero a velo. Sento però che è solo una bella cartolina. La vita vera, quella che pone all’uomo urgenti e immensi interrogativi da risolvere, si trova nei rumori e nella polvere delle strade Africane, negli abiti semplici della gente, nelle scarpe spaiate dei bambini, nei loro sguardi luccicanti e nei loro sorrisi.
Rimettere
i piedi in suolo Italiano non attenua le forti emozioni che hanno riempito il mio cuore in due settimane… ho ancora gli occhi lucidi… sono un piccolissimo uomo davanti ad interrogativi troppo grandi…
Laggiù si
vive attimo per attimo ogni lunga e faticosa giornata… Gli attimi corrono veloci come rondini nel cielo, inafferrabili come nuvole ma nei cuori degli uomini che sanno guardare sono gli attimi a lasciare le tracce più profonde e nelle menti i ricordi più dolci.
Son
partito verso l’Africa con le valigie piene di doni ma quello che ho avuto in cambio ha riempito il mio cuore al di là di ogni aspettativa. L’accoglienza al Villaggio della Gioia, le preziose parole del Baba, l’amicizia frizzante di Mara e Stefania, l’amicizia e la stima dimostratami dal grande Manuel con il quale ho condiviso qualche “goccia di sudore”, i tanti volti diventati amici come Ivan, Lucia, Anna, Wilma, i gruppi di Bratto e Berbenno e soprattutto i sorrisi e gli abbracci degli angioletti neri come il Baba ama definirli. Ecco sono questi gli ingredienti dell’inchiostro che nel mio cuore ha scritto un messaggio indelebile: anche in Africa sono a casa, anche l’Africa è il mio mondo. Ciao amici, vi porterò nel cuore.
Angelo
|