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Testimonianza di Paola

Agosto 2013

Paola
Al centro della foto: Paola insieme ad alcune signorine del Villaggio.

Dopo aver programmato la mia partenza per il Villaggio della Gioia a Mbweni leggevo sul sito le testimonianze dei volontari, pensando che magari di lì a poco avrei avuto anche io qualcosa da scrivere.
Ora mi ritrovo a scrivere a pochi minuti dallo scoccare del compimento del mio ventisettesimo compleanno e mi viene da sorridere…
Sorrido perché per qualche strano e ignoto motivo già da molto tempo mi ero messa in testa che nell’estate dei miei 27 anni avrei fatto il viaggio della vita. Pensavo potesse coincidere con la mia luna di miele o con qualche avventura per festeggiare un avvenimento speciale. Il destino come sempre ha mischiato le carte in tavola, ma il mio viaggio mi è stato concesso…
Un viaggio molto più importante, avventuroso e profondo di quanto pensassi: sono partita per la prima volta da sola, ho preso un aereo per una destinazione lontana e ho volato per piombare dentro me stessa, allontanandomi per ritrovarmi.
Ogni persona che decide di fare un’esperienza simile a questa ha una motivazione profonda alla base.
Per questo, anche se sono partita da sola, non mi sono mai sentita così in compagnia perché circondata da persone che “parlavano la mia stessa lingua”.
I volontari e il Baba sono diventati in quei giorni la mia famiglia e mi hanno riempito con il loro vissuto e le loro fragilità umane.
Il Villaggio della Gioia non potrebbe chiamarsi in alcun altro modo: è un luogo di sorrisi, condivisione, amore, preghiera e speranza.
È un luogo che disintossica dai mali occidentali per farti riscoprire e ricordare i veri valori.
Baba Fulgenzio è un uomo pacato, discreto e attento. È un uomo con un cuore immenso, un uomo che non comunica tanto con le parole quanto più con i gesti: una semplice carezza, un semplice sorriso o sguardo si alimentano di amore puro e incondizionato per questi bambini che sono diventati suoi figli e sono figli dell’Africa.
L’Africa coinvolge, stravolge, riempie. Me lo dicevano sempre, ma solo ora ne sono consapevole: non puoi capire l’Africa finché non la vivi.
Appena arrivata, l’impatto è stato talmente forte da stordirmi e devastarmi: desideravo solo piangere, scappare e tornare a casa…
Ma il giorno successivo mi sono svegliata diversa: innamorata.
L’Africa mi era entrata nel cuore e non potevo farne più a meno.
Durante le settimane di mia permanenza al Villaggio non ho visto con gli occhi, ma ho SENTITO col cuore. Ho sentito sguardi profondi raccontarmi una storia, ho sentito sorrisi spontanei illuminarmi i pensieri, ho sentito piccole mani stringere le mie suonando le corde della mia anima. Ho sentito voci di angeli neri cantare e pregare. Ho sentito, in risposta, la forza dell’Universo manifestarsi nel sole e sprigionarsi in un cielo stellato.
Seduta sotto all’anacardo che regna in mezzo al Villaggio ho ripensato alle parole di Baba: CRESCETE COME QUERCIA E NON COME EDERA… E mi sono lasciata cullare dai miei pensieri.
Ho imparato a vivere con sabbia nei piedi, colori negli occhi, odore d’Africa sulla pelle e nei polmoni. Un odore che profuma di semplicità, amore e condivisione. Una magia che fa librare libertà nonostante la povertà in questa terra sia la regina indiscussa. Un qualcosa di primordiale riporta alle origini, creando in filo di unione con il “te stesso” più vero e profondo.
Non dimenticherò mai la prima piccola mano innocente e nera che mi ha afferrata appena scesa dal Dala Dala (pullmino) per darmi il benvenuto e aiutarmi coi bagagli.
Non dimenticherò mai quel bambino che, mentre tutti gli altri mi stringevano per sfiorare le mie mani e i miei capelli e per salutarmi, ha appoggiato la sua testa sulla mia pancia e ha preso il mio pollice per consolarsi usandolo come ciuccio.
Non dimenticherò mai quegli angioletti che da lontano, vedendomi arrivare, sorridevano e correvano verso di me intonando in coro uno splendido saluto di "Ciaaao-ciaaaao-ciaao".
Non dimenticherò mai l’ammirazione che ho provato per un uomo dalla barba bianca che, nonostante grandi problemi di salute e mille ostacoli da affrontare e superare, è riuscito a realizzare l’irrealizzabile, donando a centinaia di bambini una famiglia e soprattutto una speranza, e che ancora non smette di GUARDARE IN ALTO per continuare il suo immenso progetto.

In questa terra mi sono ritrovata e proprio questa terra e questo villaggio voglio ringraziare immensamente.
Grazie di cuore Baba, perché mi hai fatto capire che bisogna sempre lottare per i propri sogni e che l’amore vero esiste.
Grazie di cuore Massimo, Valentina e i volontari tutti, perché mi avete fatto sentire a casa e mi avete fatto sentire parte di un grande progetto.
Grazie bambini perché mi avete dato enormi insegnamenti di vita.
Grazie Africa perché mi hai fatto capire che non siamo noi a doverti cambiare, ma sei tu che cambi e fai crescere noi.
Concludo questa mia testimonianza passata la mezzanotte, già in un nuovo giorno e con un anno in più sul groppone :) … E non sono più la stessa.

Asante sana a tutti,
asante sana Tanzania.
Paola


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