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KARIBUNI (benvenuti) - Il nostro matrimonio in Africa
di Francesca e Marco

E così finalmente, dopo aver inseguito il nostro sogno per molto tempo, il 26 Dicembre 2004 ci siamo sposati...
...con i nostri bambini adottati a distanza ...con genitori e testimoni, in una missione in Tanzania, al “KIJIJI CHA FURAHA” (Villaggio della Gioia) ...un'oasi di paradiso ...situato nelle vicinanze di Mbweni, un poverissimo villaggio di pescatori a nord di Dar es Saalam (Porto della Pace).

Qui vivono accuditi amorevolmente da suor Isabel, una donna a dir poco fantastica, i primi 18 bambini del Villaggio della Gioia, orfani di entrambi i genitori. Nella sola città di Dar vivono sulle strade 800.000 bambini orfani dell'AIDS. L'omertà che gravita attorno a questa gravissima malattia da parte del Governo e delle istituzioni non fa che peggiorare la situazione, c'è vergogna e c'è ignoranza. Un altissimo tasso di mortalità sta cancellando una generazione intera di donne e di uomini dai 30 ai 45 anni i quali pensano ancora di morire a causa del “male oscuro”.

"Baba" Fulgenzio (Baba in lingua swaili significa papà), un padre missionario passionista che da trent'anni si occupa di "africanità", il nostro "papà africano", ha realizzato insieme a tante persone di buona volontà, il Villaggio della Gioia sulla base di un altro progetto già realizzato da lui stesso nel decennio scorso a Veyula vicino alla capitale Dodoma, il “Progetto UOMO” ossia esperienze pilota quali scuole professionali di falegnameria, sartoria, meccanica ed agraria. Qui al Villaggio della Gioia invece, si cerca di impostare un'atmosfera in cui i ragazzi crescano come si cresce normalmente in una grande famiglia, non come in un orfanotrofio, dove i più piccoli possano ricevere le giuste attenzioni e dove i più grandi possano imparare una professione che li renda in un futuro indipendenti.

E così si parte con il "comandante" Baba intento a dare le ultime notizie e gli ultimi consigli, carichi di felicità, di gioia e... di bagagli colmi di doni e medicinali. Dopo 10 ore di volo atterriamo a Dar, dall'altra parte del mondo, ...in un altro mondo, dove il tempo si è fermato, come in un viaggio a ritroso nel tempo, dove vivere significa lottare per sopravvivere... Il caldo è soffocante, non ti lascia respirare ed il sudore ti si appiccica addosso.

Il nostro matrimonio è stato una cerimonia da sogno, dove c'erano i bambini a piedi nudi che cantavano e danzavano mentre ci accompagnavano all'altare... poi balli e canti durante tutta la messa... la comunità cristiana di Mbweni in festa... la partecipazione è stata grande... e ancora adesso facciamo fatica a credere che i protagonisti di quella giornata siamo stati proprio noi...

L'AFRICA

Dell'Africa si parla solo quando succedono calamità naturali, guerre tribali, violenze e fame; in questo modo si continua ad alimentare un'immagine molto negativa ed il preconcetto di un Continente alla deriva ed incapace di rigenerarsi. Abbiamo visto che per comunicare la vera natura e vita dell'Africa bisogna condividere il vissuto quotidiano con loro e approfondire una conoscenza antropologica, linguistica, religiosa e sociale. Nel concreto andare tra loro "vedere e condividere" i loro problemi tra i quali spicca la mancanza di acqua.

È facile aprire un rubinetto, ma essere là, aprirlo e vedere che non scende neanche una goccia, aspettare ore e giorni ti aiuta ad avere un'idea più approssimativa.
Ma noi eravamo in missione e questi inconvenienti ci sono solo a tratti, perché sei comunque sotto una campana di vetro, ma basta allungare l'occhio e guardare la miseria e la dignità con la quale affrontano i loro seri problemi quotidiani per riuscire a capire un po' di più...
Ci sentiamo sempre così poco responsabili e non vediamo l'utilità nel migliorare i nostri piccoli gesti quotidiani... come chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti.

Molti paesi africani sono esclusi dall'Organizzazione Mondiale del Commercio e l'Africa interessa solo nella misura in cui può fornire materie prime quali petrolio e oro. In Tanzania recentemente hanno trovato i diamanti a livello zero (praticamente a portata di mano) e per paradosso lo scorso anno è stata declassata da terzo a quarto mondo in grado di povertà, così arrivano multinazionali sudafricane e americane a sfruttare le potenzialità del suolo e delle risorse umane.
L'invito è di rompere il ciclo e le strategie adottate dai "Governi Civili" e da alcune società private. Un esempio visto con i nostri occhi è il boicottaggio dei padri missionari di prodotti di società che sfruttano fino alla miseria la popolazione.

Di conseguenza, come ci spiegava Frate Sergio di Veyula, la gente è obbligata ad emigrare dalle campagne attratta dalla falsa illusione di un benessere raggiungibile nelle grandi metropoli; ingannati da ciarlatani e dalle numerose sette religiose che trovano terreno fertile nell'ignoranza e nelle false speranze. Nei loro poveri villaggi però una capanna tutti l'hanno anche se di fango e paglia; un pasto al giorno bene o male non manca perché le tradizioni hanno insegnato loro a coltivare un pezzo di terra; se resti orfano la gente del villaggio si prende a carico il sacrosanto dovere di accoglierti nella loro famiglia. Nelle città invece diventi un numero sulla strada, un peso per la società.

Un'altra forte esperienza è stata la visita al Villaggio della Speranza fondato dai Luterani nel cuore della Tanzania. Ci accolgono una suora africana, alcune mamme, collaboratori e volontari, i bambini li vediamo da dietro le finestre delle loro case..., sono contenti per la visita di persone forestiere. Entriamo e le grida di felicità ci assordano, ci vogliono tra di loro, a giocare, a saltare, bisogna prenderli in braccio e loro sono felici... anche noi... però a fatica tratteniamo le lacrime, un nodo ci ferma la gola... sì, perché il Villaggio della Speranza non è altro che la loro ultima casa... ormai segnati dalla malattia e rassegnati a morire.

In conclusione, la nostra esperienza ci ha donato tanto...
A parte la nostra scelta di condividere i doni del nostro matrimonio con chi ha veramente bisogno, vivere nell'ostello in comunione con tanta gente, condividere il lavoro quotidiano, i momenti di relax ed i momenti di riflessione su quello che ci circondava, è stato formativo e coinvolgente... uno scambio reciproco di doni e di ricordi che in tutti noi hanno lasciato un segno indelebile.

Da provare!


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