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Testimonianza di Maurizio Lorenzoni

Settembre 2013

Maurizio

Ancora ho davanti ai miei occhi l’immagine dei saluti per quel viaggio del 2008, dove per la prima volta tanti volontari si trovarono a vivere il Villaggio della Gioia, ricordo bene le parole del Baba: torna quando vuoi questa è casa tua!!!
Così io da quell’anno non sono più mancato al Villaggio ed ho visto molte cose, ho conosciuto molti amici, ho accarezzato tanti bambini.
Certo di cose ne sono cambiate e certo che andare in novembre non è come andare in agosto, dove tutto sembra così scontato, che quasi la vita africana viene dimenticata.
Oggi il Villaggio della Gioia è un oasi, non manca di nulla, ma per persone come me, che continuamente cercano la solitudine, il silenzio e la calma tutto questo non è proprio conciliabile.
Ma poi è lo spirito di ognuno di noi che deve cercare il contatto umano quello senza filtri, senza paure e allora per me il Villaggio della Gioia resta quello di sei anni fa, con tutti gli incontri con persone straordinarie e la crescita dei bambini che ogni volta mette a dura prova i miei pensieri sul tempo che scorre senza mai aspettare nessuno.
Fare un viaggio così lungo e poi vedere il sorriso del Baba che ti accoglie, o quel bambino che si ricorda di te e ti viene a salutare, o il più naturale degli abbracci con le persone locali con cui ormai c’è una certa amicizia e poi correre sulla spiaggia più grande che io ricordi di aver visto, tutto questo fa del Villaggio della Gioia un posto straordinario, naturalmente ognuno di noi ha un suo pensiero e su questo non mi pronuncio nemmeno, il rispetto per prima cosa, nessuno è perfetto e chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma una cosa è certa che ogni volontario che ha soggiornato nell’ostello di San Francesco rimanendone colpiti per la sua essenzialità, per la sua semplicità, oggi dovrebbe fare uno sforzo perché questo meraviglioso luogo abbia ancora lunga vita per i giorni che verranno e di capire e sapere tutto quello che si è fatto in questi 10 anni, i bambini che sono stati aiutati, le persone che hanno trovato lavoro, i volontari che hanno avuto la possibilità di arricchire il proprio zaino con permanenze più o meno lunghe, ai lavori che sono stati eseguiti da amici che ignoravano quella loro abilità, al Baba che con Amore assoluto ha saputo crescere quelle anime innocenti, al cibo e all’acqua che in un paese come la Tanzania non sono poi così scontate, alle amicizie che oggi attraversano l’Italia intera con una facilità estrema, ecco perché si dovrebbe fare uno sforzo in più, perché il Villaggio della Gioia che se ne dica resta davvero anche la mia Casa.
Grazie a tutti per aver sopportato un elemento come me e grazie per avermi fatto crescere ancora un po’.
Lorenzoni Maurizio


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