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Siamo una coppia di Milano, con una grande passione: i viaggi.
Nell'ottobre 2005, la casualità o meglio il destino, ci hanno permesso di
conoscere Padre Fulgenzio.
Eravamo in procinto, come ogni anno, di organizzare il nostro viaggio per il
periodo natalizio ed ecco che sentiamo parlare del Villaggio della Gioia.
Decidiamo di provare un'esperienza diversa, lontana dagli agi che hanno
sempre contraddistinto i nostri momenti di svago, indirizzata ai bisogni ed
alle esigenze altrui, in una terra dove, soprattutto AIDS e malaria, fanno
centinaia di morti e di orfani: la Tanzania.
Nel Villaggio della Gioia ci attendevano altri volontari che ci hanno accolti con disponibilità e
simpatia. I giorni sono trascorsi ricchi di lavoro, divertimento e hanno
rafforzato i rapporti che sono diventati amichevoli, anzi confidenziali.
La presenza dei bambini, il loro sorriso unico, i loro sguardi così intensi e
profondi, la loro gioia di vivere e di giocare, ci hanno fatto sentire così
importanti, così indispensabili, al punto che la serenità e l'amore che
ognuno di noi ha nel profondo, spesso soffocati dalla frenetica vita
quotidiana, si esprimevano nella loro forma più semplice e vera.
Nei villaggi vicini, dove il turista è sconosciuto, bambini, anche molto
piccoli, ci correvano incontro scalzi, praticamente nudi, entusiasti di
stare con noi, di ridere del mio strano colore di capelli, rosso vivo,
mostrarci il loro gioco preferito, cioè una ruota vecchia e bucata che
avevano raccolto nella spazzatura.
Per il poco che abbiamo dato, tanto abbiamo ricevuto: "Nel regno dell'amore
nessuno è tanto povero da non aver anche solo un abbraccio da regalare e
nessuno è tanto ricco da non aver bisogno di ricevere anche un solo
abbraccio". Chi non ha la possibilità, per le ragioni più svariate, di
intraprendere un'esperienza così gratificante e significativa, sperimenti
"la gioia del villaggio" nella quotidianità, ricordandosi che il nostro
"indispensabile" è già troppo!
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