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Il 28 Ottobre 2003, nell’ambito del mese missionario e alla presenza di Padre Fulgenzio Cortesi, i giovani dell'Oratorio San Giuseppe Lesmo-Camparada hanno raccontato la loro esperienza in Tanzania (8-28 agosto 2003).
Eccola in sintesi.
AFRICA: un RICORDO, sì perché tutto ciò che ho visto e fatto rimarrà un ricordo che porterò sempre con me. Ricordo il giorno dell’arrivo in questa terra così misteriosa e affascinante...
...Ricordo i giorni passati ad estirpare radici, faticosi, ma incredibilmente belli. Ricordo i momenti di svago passati sulla spiaggia dell’oceano, accanto a quell’acqua così calda e pulita, dove lo sguardo si perdeva all’orizzonte...
...Ricordo le “gite fuori porta”: a Bagamoyo, luogo triste dove avveniva la tratta degli schiavi; al Mikumi, avventura in uno dei tanti Parchi presenti in Tanzania; ai mercatini artigianali di Tinga-Tinga e di sculture di legno;...
...al Kurasini, l’orfanotrofio dove abbiamo trascorso un pomeriggio in mezzo a tanti bambini di tutte le età. E ancora ricordo il cielo dell’Africa, alla sera con il bellissimo tramonto e di notte con le miriadi di stelle...
...Ricordo il Villaggio di Mbweni dove i bambini al nostro passaggio accorrevano per salutarci e dirci Jambo (ciao). Ricordo la prima messa in terra africana, molto suggestiva, con i bambini che danzavano, le signore con i loro vestiti vivaci che davano colore alla chiesa molto semplice.
...Ricordo... sì, sono tanti i ricordi di questa bellissima esperienza, ma una sola cosa non vorrei mai dimenticare dell’Africa: il SORRISO e la GIOIA che i bambini riuscivano a trasmettere attraverso gesti semplici.
Partiti per questo viaggio, ci siamo imbattuti in una realtà nuova, diversa, sulla quale era impossibile non soffermarsi e porsi delle domande. Ma soprattutto è stata un’esperienza gioiosa, piena di felicità per aver potuto condividere tutto questo insieme ad altri giovani, e per aver contribuito, nel nostro piccolo, alla realizzazione di un sogno.Africa triste. Africa gioiosa. Africa che dona. Africa che spera.
Ricordo il Kilimangiaro sbucare tra le nuvole, i tramonti da cartolina, l’infinita spiaggia bianca, il lavoro.
Ho incontrato l’accoglienza, il sorriso, l’abbraccio, i bimbi sbrindellati che sbucano da tutte le parti.
Mi ha turbato la povertà, la fame, il niente, soprattutto il “non futuro”.
Africa: due mondi paralleli, opposti, estremi che a seconda della prospettiva con cui li si guarda appaiono positivi o negativi.
Attenzione, uomo! Osserva, impara, aiuta… ma non giudicare!
Grazie ed arrivederci, Africa.
In Africa ho visto spazi sconfinati, distese di terra brulla, maestosi e secolari baobab, un cielo infinito, un oceano affascinante...
…E quando mi sono trovata di fronte a queste immagini ho provato stupore, voglia di stare in silenzio a guardare ed ammirare...
…Poi il silenzio si è rotto, quando ho incontrato la gente, i bambini. Gioia e vitalità contagiose sprizzavano dai loro sorrisi, dai loro canti, sul volto di qualcuno però la tristezza, la nostalgia.Questo io ho portato a casa dall’Africa: lo stupore, la riflessione, la gioia, la sofferenza, la vita e la speranza che un domani in questa terra tutti possano sorridere.
Andare in Africa è stato il compimento di un desiderio, la realizzazione di un sogno antico quanto il mondo. L’Africa! Questo nome, ogni volta che compariva nella mia mente, evocava uno spirito che non riuscivo a definire… Adesso lo so definire… L’Africa è un panorama, l’Africa è il panorama. L’Africa è la vita, l’Africa sono io perché è qua che è nato l’uomo. L’Africa è il continuo alternarsi di gioia e dolore, una presenza continua della vita e della morte, che vanno a braccetto come se andassero ad una festa, tutte e due nel pieno del loro splendore...
Il destino del mondo e il destino dell’Africa sono legati. Non è detto che siamo noi che dobbiamo andare in loro aiuto, forse è il contrario...
Quando atterrai all’aeroporto di Dar, ero pronto ad affrontare i più svariati disagi, la mancanza di acqua e di luce elettrica, il cibo forse non proprio prelibato, il lavoro faticoso, gli insetti e la calura soffocante; ma ad una cosa non ero preparato: a ricevere più di quanto abbia dato.
La sofferenza, le privazioni, l’indigenza della popolazione non si possono nascondere, colpiscono subito l’attenzione; ma è la mancanza di beni materiali la vera povertà? Le persone incontrate, i bambini in special modo, sempre pronti a sorriderti, ad accoglierti, a farti sentire il benvenuto, mi hanno fatto capire quanto ormai troppo spesso la logica guida della vita quotidiana è la semplice ricerca del proprio tornaconto, dimenticando quelli che sono i veri valori, gli unici che danno il solo tesoro che conti: quello del cuore.
Grazie Mbweni, grazie Villaggio della gioia per avermi fatto comprendere che la vera ricchezza che un uomo potrà mai avere è la felicità e la dignità – purtroppo spesso calpestata – del proprio fratello.
Il breve ma, senza dubbio, intenso periodo trascorso in Africa non è qualcosa che si può raccontare o descrivere con poche frasi ma lo si può solo vivere. Di certo non c’è mai stato modo di annoiarsi, infatti durante le tre settimane abbiamo lavorato, abbiamo potuto conoscere la storia del paese che ci ospitava, abbiamo pregato, ci siamo divertiti e abbiamo vissuto a stretto contatto con i bambini e le famiglie che abitano intorno al Villaggio.
Asante Africa!
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