Se vi dicessi che esiste un luogo…
Agosto 2011
Se vi dicessi che esiste un luogo, dove i rapporti sono puri, dove non c è corruzione e ipocrisia perché non c’è potere; e non c’è potere perché non c’è nulla da possedere e da avere. Uno spazio in cui la gente che ci vive è sincera, semplice, fanciullesca, perché pura, limpida e pulita nell’animo.
Un posto che ha valori diversi dai soliti: non è legata al materialismo, al consumismo, all’individualismo; non è egoista; in cui vi è condivisione; dove nulla appartiene realmente a nessuno e quel poco che c’è, è a disposizione di tutti coloro che ne vogliono godere. Pensereste un posto del genere reale? Si, lo è, esiste veramente. Allora cos’è? Forse mi avete già capito; sì, è proprio lei, è l’AFRICA. Un continente storicamente dilaniato da sfruttamento, colonizzazione, schiavismo, guerre, carestie e malattie, una terra che è stata privata di tutto da noi, “occidentali bianchi”, che con disprezzo abbiamo strappato loro tutto quello che avevano, eppure abbiamo lasciato lì la ricchezza più grande, forse l’unica cosa che invece avremmo dovuto apprendere: il loro SORRISO.
La massa si immagina l’Africa come un paese povero, di disperati, morti di fame, che rubano e sono violenti perché non hanno nulla, neri arretrati che vivono in condizioni deplorevoli. Non è cosi! Io sono pronta a sfatare questo mito, e sono certa che chi è stato in quel sud del mondo, come me, confermerà la mia esperienza. Sono andata in Tanzania, una delle terre più povere, che è rimasta da sempre abbandonata e non considerata, poiché non possiede alcune ricchezze minerarie. In questo paese c’è un villaggio Mbweni, sulla costa dell’Oceano Indiano, poco più a nord di Dar es Salaam, in cui vi è un villaggio di un padre passionista Fulgenzio Cortesi di Bergamo. Egli ha fondato nel 2001 questo spazio per la tutela, la cura e l’aiuto allo sviluppo sociale, fisico e culturale dei bambini orfani e di strada chiamato “Villaggio della gioia”. Ha dovuto superare molte difficoltà, sia perché non era appoggiato dalla Chiesa italiana, che riteneva le sue idee assurde, sia per problemi di territorio ed economici. Ma la fortuna è venuta incontro a chi se lo merita e oggi il villaggio è formato da: 7 case-famiglia per i bambini, che in tutto sono ben 104, tutti legittimamente figli suoi; più la scuola, aperta anche ai bimbi dei villaggi vicini; un convento per le suore che collaborano con lui; l’orto;il forno; il pollaio e altri animali per il sostentamento proprio; una chiesa e infine, l’ostello dove si alternano, per tutto l’anno, volontari che, come me, danno una mano alla gestione del villaggio e si occupano di lavori interni
ad esso. Tutto ciò è sostenuto prettamente da Onlus e donazioni volontarie da tutt’Italia, se volete maggiori informazioni potrete risolvere ogni vostro dubbio sul sito:
www.ilvillaggiodellagioia.it.
Sia dentro che fuori dal villaggio, sembra di stare in un altro mondo, quello che avete da sempre desiderato e sognato, ma che credevate non potesse realmente esistere. Invece c’è. È uno spazio reale, dove i bimbi si divertono, giocano insieme a te e sono ingenuamente puri; la gente non ti giudica, anzi, incontrandoti per strada ti saluta: ”Jambo!”, e ti offre quel piccolo Mandasi (dolce del posto) che ha tra le mani. Persone che non
hanno nulla, e né chiedono nulla, se non che tu risponda, al loro sguardo sincero, con un sorriso e un saluto altrettanto limpido, come il loro cielo e il loro mare incontaminato.
Manuela, Capua
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