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Testimonianza di Alessia

Giugno 2013

Caro Baba,

le avevo promesso che avrei scritto un pensiero…
il problema che un pensiero è troppo riduttivo…
l’Africa offre molti spunti di riflessione,
il villaggio della gioia altrettanti, lei, Baba, molti altri.

Alessia con Winny e Imma
Alessia con Winny e Imma

Durante il mio lungo viaggio di ritorno, il mio secondo viaggio di ritorno, sempre in “solitaria”, ne ho raccolti diversi…pensieri dettati dal ricordo sia di quest’ultimo (9–20 giugno 2013) ma anche del mio primo soggiorno (14 sett – 2 ott 2012).

Oggi più di prima ci tengo a trasmetterglieli, sento che voglio farlo e posso perché mi fido di lei.

Il primo viaggio è stato dettato dall’impulso. Per me si trattava di un treno che stava passando. Potevo scegliere di non salirci, ma ho preferito saltarci su, con tutte le mie paure. In quel momento ho fatto la mia prima rinuncia per il Villaggio della Gioia.

«Vivere senza tentare significa rimanere con il dubbio che ce l’avresti fatta».

Aeroporto di Dar es Salaam 19.06.2013 h 22:00

Perché questa scelta? Perché non fare del volontariato qua in Italia? Perché andare lontano per fare del bene?

Sono state le domande che mi hanno accompagnata nella mia prima avventura, domande riemerse durante il mio secondo viaggio.

Oggi la mia risposta è semplicemente questa:
«Perché non potrei ricevere bene più prezioso diversamente.»

Sono qui, sono venuta qui e ho avuto la necessità di tornarci, non per fare ma per ricevere del bene, per essere testimone dell’esistenza del Paradiso Terrestre.

Esiste ed è qui, in mezzo a questi sorrisi, profumi, colori, sapori, in mezzo ai doni della natura che l’Africa, per taluni aspetti, incontaminata dall’uomo, riesce e può ancora regalarti.

I viaggi mi hanno aiutata a crescere all’alba dei miei 37 anni… Mi hanno aiutata a riacquistare un po’ della mia autostima persa chissà dove…

Ma sono pur sempre PICCOLA di fronte alla GRANDEZZA della Tanzania, di fronte alla grandezza e alla semplicità di questi piccoli angioletti, di fronte alla grandezza di un piccolo uomo che ha saputo reagire alla malattia dando vita ad un impero, il Villaggio della Gioia.

Non posso che ammirare con dedizione la forza e il coraggio che contraddistinguono il Baba, un uomo che ha fatto della sua semplicità un valore di vita, un uomo che ha saputo mettersi con profonda umiltà al servizio dell’Africa.

E con umiltà, silenzio e operosità, ho cercato di OSSERVARE e RISPETTARE tutto quello che il Baba ha saputo costruire per dare VITA non ad uno, bensì a 120 piccoli angioletti.

Ho iniziato questo viaggio seguendo l’istinto e l’impulso. Qua ho dato freno ai miei impulsi per imparare ad usare tutti i sensi per osservare, tastare, assaporare, annusare, ascoltare…non solo la mia voce.

Ho usato il CUORE in tutte le mie azioni e i miei piccoli gesti…

Aeroporto Il Cairo 20.06.2013 h 09:06

«Auguro ogni giorno ai miei bambini di crescere come querce e non come edera, perché l’edera può salire in alto ma dovrà pur sempre aggrapparsi a qualcosa per stare in piedi» — Baba Fulgenzio.

Mi auguro di poter essere anch’io una quercia un giorno, di non aver bisogno di aggrapparmi a qualcuno per stare in piedi, ma di poter contare sulle mie radici, sui miei capisaldi, sui miei valori e sui miei credo.

Nella loro sfortuna, i piccoli angioletti hanno avuto la fortuna d’incontrare nel loro cammino un uomo come Baba Fulgenzio, un uomo semplice, malato, che non ha timore di chiedere aiuto per poter dare loro non solo un presente ma anche un futuro. Un uomo che sta allevando questi bimbi con amore e dedizione, preoccupandosi della loro salute, educazione, istruzione, del loro ben-essere, mettendo da parte se stesso.

Ammiro il Baba…che, nonostante tutto, non si arrende mai.
Ammiro i piccoli angioletti, che, nonostante tutto, non si arrendono mai.

SORRIDERE SEMPRE.
I loro sguardi trasmettono un’ilarità indescrivibile.

Qualcuno è timido, non si avvicina, ma ti scruta, a distanza, curiosando, osservando i nostri gesti, il nostro modo di parlare, cerca timidamente d’incrociare il nostro sguardo per poi nascondersi con indifferenza…

UMILTÀ è quello che serve per poter apprezzare l’Africa. Il Baba vi è entrato in punta di piedi, cercando di non imporre l’occidente, bensì di farsi accettare, accogliere e raccogliere, così come lui continua a fare ogni giorno.

I suoi cuccioli non sono figli di nessuno, sono FIGLI DELL’AFRICA e, come tali, devono essere allevati, senza estirpare loro le radici.

h 10:34

Il Baba aveva un sogno, l’ha saputo trasformare in un PROGETTO… ora ha bisogno che questo progetto continui a crescere anche quando lui non potrà farlo su questa terra.

Hanno provato a saccheggiarlo. L’anno scorso, a giugno, al suo rientro dall’Italia.
Quest’anno è rientrato con me. E se fosse successo nuovamente?

L’anno scorso sono entrati nel villaggio a mano armata. E chi dice che non siano entrati anche quest’anno con armi più subdole?

L’anno scorso il Baba è stato protetto e difeso, per quanto le è stato possibile, dalla dolce e timida Clara, tredicenne, poco più poco meno, minutina.

Ha cercato di sviare i saccheggiatori mettendo a repentaglio la propria e la vita di altri, pur di salvare quella del Baba.

Clara con Baba
Il Baba con la coraggiosa Clara, protagonista della prima invasione

La piccola Clara è grata al Baba, è consapevole del frutto del suo progetto e NESSUNO DEVE PERMETTERSI DI BRUCIARE IL SUO E IL SOGNO di tutti i suoi fratelli.

«Incenerire i sogni. Bruciare i sogni è il segreto per abbatter i propri nemici, perché non trovino più la forza di rialzarsi e ricominciare…se non permetti alle persone di sognare le rendi schiave… Questa è la distruzione più crudele: rubare i sogni alla gente. Lager pieni di uomini bruciati con i loro sogni… Quando non hai sogni, li rubi agli altri, perché non li abbiano neanche loro. L’invidia ti brucia il cuore e quel fuoco divora tutto» — A. D’Avenia

Mi auguro che il Baba non si lasci mai incenerire, che non permetta a nessuno di bruciare quello che è riuscito a costruire in 10 anni.

E sì Baba…sono stata tanto silenziosa… ma dentro, sono una pentola di fagioli Borlotti.

Mi auguro di poterle chiedere ospitalità nuovamente e di essere nuovamente accolta da tutti voi.

Un abbraccio
semplicemente Ale


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