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Testimonianza di Stefano

Agosto 2013

È domenica 4 agosto, come ogni domenica mattina mi reco in chiesa per partecipare alla S. Messa con i bambini del Villaggio della Gioia celebrata da Baba Fulgenzio.
Noto un bambino che cammina verso l’altare e indossa una maglietta verde militare con tre lettere sotto il bordo del collo: D & G
Immediatamente la mia mente torna a 10 anni fa, quando nell’agosto del 2004 arrivavo per la prima volta qui al villaggio (il Kijiji) per contribuire, nel mio piccolo, insieme agli altri volontari, al sostegno di quest’opera troppo smisurata per essere anche solo presa in considerazione da una mente equilibrata… consapevole della grandezza del progetto.
Allora i bambini vestivano solamente stracci bucati, strappati e impolverati, camminando senza nessun tipo di calzari, ciabattine o scarpine comunque sempre malandate… che raramente si vedevano ai piedi di qualcuno… anche adulto… guardandoti sempre… tutti… negli occhi.
Nel tragitto notturno che dall’aeroporto di Dar portava sulla strada provinciale e da questa deviava su quella sterrata che porta al Kijiji vedevo gli occhi dei bambini nell’oscurità della notte camminare scalzi tra le luci e le penombre delle capanne di fango e le sporadiche costruzioni in blocchi di cemento rustico che fiancheggiavano la strada principale di Mbweni, il villaggio di pescatori dove sorge il Villaggio della Gioia.
La considerazione mi viene immediata: che salto!!!!
Già allora, quando il Baba aveva aperto il villaggio l’anno prima a coloro che desideravano fare un’esperienza di volontariato, si percepiva la grandezza degli intenti, in un progetto che, su venti ettari di terreno donati sull’unghia da Rodrigo Rodriquez, il fondatore dell’Associazione RUVUMA, prevedeva la costruzione di case famiglia per bambini orfani e scuole di vari livelli per bambini di diverse età.
Il bagaglio di speranze che si riempie per preparare il viaggio si svuota immediatamente non appena ci si immerge nella realtà africana.
Pensi di poter fare qualcosa di bello… magari di grande… e ti imbatti in qualcosa che ti disarma completamente.
Ti rendi immediatamente conto della tua totale impotenza.
Poi… appena varchi il recinto del Kijiji… inizi a chiederti come sia possibile……
Un uomo solo… con diverse primavere nello zaino…… ammalato di tumore… i medici lo danno in fin di vita… torna in Africa per terminare quelli che tutti ormai avevano stabilito essere gli ultimi giorni della sua vita… e nello stupore generale dice che vuole fare il Villaggio della Gioia… case famiglia per 1000 bambini.
I suoi confratelli gli chiedono se sia impazzito.
Si trova solo… un uomo nel deserto… insieme alla sua cosciente follia.
Il Baba l’avevo conosciuto 5 anni prima, nel 1999, all’alba del nuovo millennio, a Dorga, in Val Seriana, fuori da una chiesa, dove al termine della celebrazione si era presentato all’assemblea.
Mi aveva spedito una cartolina da Dar, che ancora conservo, ed ero andato poi a trovarlo a Calcinate dove mi aveva fatto vedere il Villaggio Africano da lui fondato.
Non aveva ancora affrontato nulla: malattia… l’idea folle… il deserto…
Baba mette tutto nelle mani del Signore… sono molti… forse …quelli che avranno pensato che persino il Signore potrebbe avergli domandato se fosse impazzito!!!
Ma il miracolo invece avviene… aveva 18 milioni delle vecchie lire in tasca… tutto ciò che possedeva……

Stefano

Col tempo si inizia a comprendere che la folle idea non era sua… era semplicemente la chiamata a realizzare un miracolo… pazzia umana… verità e saggezza divine. Ora da quel lontano 2000 che cosa è successo:

  • 104 bambini
  • 8 case famiglia
  • asili
  • scuole primarie e secondarie per oltre 600 bambini
  • una chiesa
  • due sale riunione per più di 1000 persone
  • orti e frutteti in quantità
  • stalle
  • panetterie
  • campi da calcio e net ball
  • cucine
  • alloggi per i dipendenti e per i volontari

Baba prega, tutti i giorni iniziando alle 4 di mattina.
Come se il progetto non fosse già abbastanza ambizioso riceve una chiamata ancora più grande: fondare un nuovo istituto religioso che possa portare avanti nel mondo quest’opera che non può essere definita umana… perché va oltre le forze umane… tanto più se ridotte al minimo.
Nasce così nel 2006 Il Nuovo Istituto “Le Mamme degli Orfani” con la vocazione di prendersi cura degli orfani di tutto il mondo.
Madre Teresa di Calcutta aveva vissuto lo stesso tipo di chiamata… ma era ancora giovane, in forze e in salute.
Qui la situazione va oltre le forze umane… la fiamma si stava per spegnere… e invece è scoppiato un incendio mondiale!!!!!
E allora il progetto prende una forma ancor più impressionante:

  • una casa per le aspiranti
  • una casa per le postulanti
  • una casa del Noviziato
  • una casa Generalizia

Ed è solo l’inizio, perché il “modello” deve essere esportato nel mondo.
Il tutto racchiuso dentro 4 km ci cinta delimitanti quei 20 ettari di terreno, saturati per circa la metà della superficie, che 10 anni prima un uomo pio aveva donato al Baba riuscendo a vedere nella sua pazzia l’opera di Dio!!!!!
Negli anni si alternano volontari a tutti i gradi: alcuni come me presenziano solo per alcune settimane nel periodo estivo o in altri periodi dell’anno, altri invece per mettersi a fianco di Baba per aiutarlo nelle quotidiane fatiche e impegni.
Dopo dieci anni, in cui anche se con annuale costanza, ho potuto donare solo poche settimane di presenza ed aiuto all’opera, sono troppe le cose che ai miei occhi, nel mio cuore e nel mio spirito sono arrivate, alternandosi, solo per aver avuto la grazia di aver conosciuto e potuto affiancare nel piccolo l’opera di un Santo, nonostante i problemi, le difficoltà, le considerazioni, giuste o sbagliate che siano arrivate da tutte le parti.
Anno dopo anno ho visto i cambiamenti, il frutto di tutte le donazioni che padre Fulgenzio ha fatto fruttare portando Fede Speranza e Carità, a tutti i livelli… a tutti
Anno dopo anno ho potuto incontrare persone meravigliose che come me, nel loro piccolo, e poche di loro… nel loro grande… si sono adoperate nel sostenere quest’opera ciclopica.
Anno dopo anno ho potuto imparare che cos’è la povertà… quella che va oltre le immagini… e le generazioni…
Posso solo dire Grazie al Signore di avermi usato come servo inutile e impotente ad affiancare l’opera di un Santo, che senza difficoltà e spirito francescano credo potrà essere ricordato in futuro con il suo nome di battesimo, lontano eco di santi di altri tempi come San Bernardo (Fulgenzio) da Castel Rozzone.

Stefano


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