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Testimonianza di Monica Crema

Agosto 2013

Monica

Pochi sono i giorni trascorsi dal mio ritorno, ma tanta è la nostalgia. Il ricordo dentro di me è vivo più che mai e la voglia di tornare è già immensa. Sono partita dall’Italia lasciando alle mie spalle tutto lo stress accumulato in un anno e il peso del lavoro che diventava giorno dopo giorno sempre più difficile da gestire, ma sentivo comunque l’emozione e l’entusiasmo di affrontare il viaggio verso una terra a me ancora sconosciuta, convintissima dell’esperienza che volevo provare.
Al mio arrivo sono rimasta molto colpita dai bambini che con un girotondo mi hanno donato immediatamente il loro “karibu”. Non nego che la sensazione dei primi giorni era di smarrimento e disorientamento, ancora non capivo il meccanismo organizzativo della missione ma, una volta appreso, mi sono lasciata andare immergendomi completamente nel lavoro di volontaria, per quello che potevo, e nella tradizione africana con rispetto, senza voler oltrepassare il limite come viene spontaneo a noi occidentali.
Spesso scrutavo i movimenti non occasionali del Baba: lui sa perfettamente come coinvolgere i suoi figli, lui è come il giusto padre che concede l’amore incondizionato attenendosi ai metodi e alle tradizioni che questa terra reclama. La sua dottrina li arricchisce di una pura bontà d’animo che a loro volta riversano a tutti noi ospiti del Villaggio.
Dal momento in cui veniamo al mondo Dio disegna il nostro percorso di vita, a volte ci chiama per eseguire qualcosa di straordinario, fuori dal comune, ed ecco che questa volta il privilegio è sceso su di me (persona comune) per contribuire nel mio piccolo ad un progetto grande come il “VILLAGGIO DELLA GIOIA”. La richiesta è stata subito accettata senza alcun dubbio esaudendo la Sua volontà. Dio mi ha graziata per questo facendomi incontrare, oltre ai bambini, un gruppo di persone meravigliose con un unico denominatore comune: l’amore e l’infinito rispetto per il prossimo.
Grazie Baba per avermi dato questa opportunità non solo per quello che trasmettono i bambini ma anche per aver riscoperto la semplicità di stare in gruppo e l’essenzialità delle cose, a noi ormai diventate estranee.
Un grazie anche a tutti i collaboratori del Villaggio, persone dall’animo dolce e gentile, che eseguono alla perfezione la gestione di noi ospiti in modo naturale.
Dopo il mio ritorno tutto è un continuo confronto: mi rendo conto che la nostra tendenza ad incentivare i consumi di beni anche non necessari è arrivata all’esasperazione. Ci basterebbe meno, molto meno ma riflettendoci c’è il risvolto della medaglia, il lato positivo: con il nostro superfluo, tramite i missionari, possiamo aiutare l’Africa e gli africani ad uscire dall’ignoranza e aprire le loro menti, tenute oppresse dai governi, per migliorare le loro misere condizioni, e avere una dignità rispettando le propri radici, usi e costumi.
Questa è stata la mia prima esperienza, ora il mio cuore parla per me: grazie Baba, arrivederci a presto.

Monica C.


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