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Testimonianza di Laura

Agosto 2013

Laura

PENSIERO DI UNA SERA D’AGOSTO AL VILLAGGIO DELLA GIOIA
Aspettative, ansie, dubbi, perplessità: parto con questo bagaglio da Milano.
E poi il primo impatto: l’odore. Non i visi, i colori, i rumori, ma quell’odore acre che ti penetra nelle narici lasciandoti senza respiro. È un vento pungente che mi accoglie appena i miei piedi toccano questo suolo sconosciuto: miscuglio di spezie, di corpi sudati, di sporco, di povertà.
Ma è questa l’Africa?
Sono perplessa, e anche un po’ preoccupata: gli odori hanno sempre avuto un’influenza enorme nel condizionare il mio affrontare luoghi nuovi, situazioni non abituali.
Salire sul Dala Dala è una sfida al mio olfatto: l’odore mi mette a disagio, mi infastidisce. Porgere la mano, abbracciare, toccare, risveglia in me un desiderio irrefrenabile di pulito, di sapone da bucato, di asetticità.
Che fare? Rassegnarsi o provare a far proprio ciò che ancora non mi appartiene.
E allora ci provo. Con fatica affronto i mercati affollati, gli abbracci inattesi, le situazioni inaspettate.
Giorno dopo giorno penetro con grande incertezza mista a curiosità in questo universo a me non familiare.
Ed ecco che accade: l’odore mi avvolge, mi “coinvolge” e diventa conoscenza e balsamo aprendomi il naso e la mente: i corpi sono l’aroma del caffè del mattino i mercati sono i profumi della mia cucina gli abbracci dei bimbi sono la fragranza dei gigli della mia chiesa.
Ed ora il Dala Dala non mi fa più paura: è l’Africa che viaggia portando con sé tutte le sfumature di un’essenza rara: l’identità di un popolo che con dignità deve affermarsi, riscattarsi e a testa alta diffondere il suo “odore nero”.

PENSIERO DI UNA SERA DI FINE AGOSTO A CASA
Ora, a casa, ripenso a ciò che ho scritto quella sera dei primi giorni d’agosto, e la mente torna all’incontro con Sgarbi, il professore, avvenuto in Italia prima della partenza. Aveva fatto una premessa: prima di usare gli occhi, vale la pena sfruttare gli altri sensi di cui siamo dotati, l’olfatto, il gusto, il tatto, per imparare a “penetrare” l’Africa.
Niente di più vero!!!!!
Mi piace ripercorrere con il pensiero i momenti intensi vissuti durante questo breve soggiorno al Villaggio, e così chiudo gli occhi e vedo......
vedo il Baba, anziano e malato, con la sua instancabile, inesauribile e incessante voglia di perseguire il suo ambizioso, immenso progetto d’Amore
vedo Valentina, con il suo sorriso indimenticabile, il suo abbraccio “morbidoso”, la sua fiera caparbietà nel realizzare un suo progetto di vita così lontano da obiettivi scontati
vedo Stefano, con la sua incrollabile Fede, ma anche con la sua ostinata ricerca di Dio nel lavoro, nel sacrificio e nella meditazione
vedo Massimo, indefesso “tour operator” che ha fatto suo incondizionatamente il progetto del Baba, mettendo tutto se stesso nell’aiutare i “profani” a capire quest’angolo di Africa
vedo tutti i volontari che mi hanno aiutato ad apprendere l’arte della condivisione con umiltà (ma anche con divertimento)
E poi vedo loro, i bambini: bianco sorriso accattivante, occhi color dell’ebano, pelle di velluto, piedi scalzi, canti coinvolgenti, danze esaltanti, fame di affetto colmata da un grande padre.....
Cento commossi grazie
Un abbraccio troppo piccolo per catturare l’immensità di un grande sogno
Laura


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