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Testimonianza di zia Luisa

Novembre 2013

zia Luisa

“Ciao Shangasi (zia)”, sono le parole che mi hanno accompagnata all’aeroporto di Dar es Salaam prima dell’imbarco per l’Italia. Ciao Shangasi, parole che ogni poco sentivo rivolgermi dai miei piccoli del Villaggio della Gioia, accompagnate sempre da un sorriso. Sono sei anni che vado a Mbweni, in Tanzania, al Villaggio della Gioia. La prima volta al seguito di mio fratello Massimo e dei suoi studenti liceali; l’impatto iniziale è stato molto forte: sono pediatra e come tale Baba Fulgenzio mi ha chiesto di visitare i suoi angioletti neri, come lui li chiama. Io e la mia amica e collega Fatma li abbiamo visitati e fatto ad ognuno una cartella clinica; abbiamo trovato un po’ di tutto, dall’escoriazione più banale a patologie più gravi, ma soprattutto la scabbia, che ben conoscevo per una mia precedente esperienza fatta in Perù. A differenza dei bimbi che visito in Italia, nessuno piangeva o faceva capricci, ma in buon ordine, forse un po’ sorpresi, si sottoponevano alla visita.
Questa prima esperienza è stata stupenda; eravamo un po’ stanche per il lavoro, il caldo, le zanzare, ma felici; finalmente mi sentivo medico e non solo supporto psicologico alle mamme ansiose come nell’80% dei casi mi capita in Italia. Il sorriso, la gratitudine, l’affetto di questi bimbi mi riempiva la giornata. A malincuore ritornavo in Italia. Ogni anno aspettavo con ansia le feste natalizie perché le avrei passate con loro. Lontano dai falsi auguri, dai regali obbligati dalle circostanze. Al Villaggio il Natale si sente davvero tanto: durante la messa il canto dei bimbi ti emoziona tanto da farti venire le lacrime agli occhi. Gesù Bambino viene accompagnato dalla chiesa alla capanna attraverso le vie del Villaggio e la gioia dei bimbi è tale da essere contagiosa: mi sentivo ritornare bambina.
Per cinque volte ho trascorso il Natale con loro, ed ognuno è stato più bello dell’altro. Il ritorno in Italia è sempre stato molto malinconico, mi sono rilassata ed ho gioito molto di più al Villaggio della Gioia che durante ogni altra vacanza. Voglio bene anche ai miei pazienti in Italia, ma mi dispiace vederli spesso imbronciati, capricciosi, pretenziosi di oggetti ‘fasulli’, raramente sorridono; avrebbero molto da imparare dai bimbi africani, felici di giocare con un pallone o con pietre e legnetti, anche con scarpe ‘scompagnate’; le calzature per loro sono un optional.
Quest’anno per la prima volta sono andata al Villaggio in Ottobre, per poi riportare in Italia Baba Fulgenzio, che non sta molto bene. Invece è stato Baba con altri amici a riportare me in Italia, con una gamba rotta; per rispondere ad un ‘ciao shangasi’ mi sono girata di scatto e sono scivolata in un fossato. Per cinque giorni i miei angioletti mi hanno soffocato d’affetto: “pole (mi spiace) sgangasi”, I love you. Anch’io vi voglio bene: una parte di me è sempre con voi.

zia Luisa


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